giovedì 31 maggio 2012

The World Wonders Project: viaggiare con Google

In questo pomeriggio di fine Maggio, ascoltavo un po' di musica su Youtube quando ho scorto, in alto a sinistra, proprio accanto al logo Youtube la Tour Eiffel.
Incuriosita, ho cliccato sopra e ho scoperto una meravigliosa iniziativa.
Il progetto si chiama The World Wonders Project: si tratta di una piattaforma nella quale è possibile ammirare le meraviglie del mondo antico e moderno, stando comodamente seduti sul divano.
Non solo foto, video e approfondimenti, ma anche una visione tridimensionale, come se tu fossi proprio lì.
I luoghi sono organizzati per continente o per temi: così potete scegliere di visitare alcuni posti dell'Asia o scegliere di vedere solo i siti storici.
Per l'Italia ci sono diverse possibilità: ci sono i trulli di Alberobello, la Reggia di Caserta, gli scavi di Pompei e anche la città di Ferrara che proprio in questi giorni è stata colpita dal forte terremoto che sta spaventando tutta l'Emilia.
Qual è il fine di questo progetto?
Google mira con esso a raccogliere tutte le informazioni su questi luoghi e renderle accessibili a tutti.
Inoltre, in questo modo, si cerca anche di rendere disponibili queste meraviglie alle generazioni future, attraverso la loro digitalizzazione.
Il progetto è mirato soprattutto agli studenti e alle scuole in generale in modo da spingere gli insegnanti ad un metodo di insegnamento più interattivo.


Un modo economico e simpatico per viaggiare virtualmente, magari per dare un'occhiata ad un posto per poi decidere di visitarlo di persona.
Purtroppo, per il momento sono pochi i luoghi a disposizione (molti di essi sono proprio nel nostro Paese), ma sicuramente il numero è destinato a crescere.
Buon viaggio!

I cannibali delle Ande

"Le Ande non restituiscono ciò che portano via".
Questo è un famoso proverbio cileno che racchiude in sè la pericolosità della Cordigliera delle Ande, così vasta e alta da inghiottire chi sfortunatamente rimane tra le sue fauci.
Ma una smentita a questo proverbio arriva dalla famosa tragedia del lontano 13 Ottobre 1972, conosciuta ai più come il disastro delle Ande.
Qualche anno fa è stato fatto anche un film (il titolo era Alive): la storia è quella di uno schianto aereo, avvenuto sulle Ande e dal quale si salvarono 16 persone.
Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire come questi 16 ragazzi siano riusciti a sopravvivere.
Era il 13 Ottobre 1972, un venerdì 13 (superstiziosi?): sull' aereo Uruguayana 571 c'erano 45 persone, la maggior parte dei quali membri di una squadra di rugby che da Montevideo, in Uruguay, partono per raggiungere Santiago, in Cile.
In realtà, erano partiti il giorno prima, il 12, da Montevideo ed erano scesi a Mendoza.
L'indomani mattina, per l'appunto il 13, decollarono con il 571 da Mendoza: destinazione Santiago.
C'è da fare una precisazione: un terzo di quel modello di aereo era stato coinvolto in incidenti. Nessuno ne era al corrente però.
Partirono. C'era maltempo e il pilota commise un grave errore: ci volevano 11 minuti per attraversare la Cordigliera, ma il pilota dopo soli 3 minuti pensò di averla superata.
Fu così che virò a destra, in direzione di Santiago, ma si ritrovò nel bel mezzo delle Ande, ricoperte di neve.
L'aereo, nel tentativo di superare le montagne, colpì con l'ala una cima e si ruppe in due parti: erano le ore 15e32 e il Sole tramontava alle 16.
Delle 45 persone presenti sul velivolo, 12 (quelli seduti sulla coda)  morirono subito.
I 33 sopravvissuti si ritrovarono a 4000 metri d'altezza e con una temperatura che arrivava ai -30°C.
La prima notte altri 5 morirono, dopo 10 giorni i 27 sopravvissuti perdono ogni speranza di essere ritrovati in quanto la fusoliera era di colore bianco e risultava perciò invisibile sulla neve delle Ande.
Fu in quel momento così tragico che nella mente di molti di loro balenò un'idea, dettata forse dallo spirito di sopravvivenza: avevano fame e pensarono che l'unico modo per placare la fame fosse quello di mangiare i cadaveri.
Per queste ragioni i sopravvissuti sono stati soprannominati "i cannibali delle Ande": loro si sono difesi, affermando che l'appellativo di cannibali è errato in quanto il cannibalismo mira a uccidere per mangiare.
Nel loro caso si trattò di antropofagia, cioè la pratica di mangiare carne umana per sopravvivere.
Come se non fosse già abbastanza, dopo 18 giorni una valanga colpì la fusoliera, causando la morte di altre 8 persone.
Dopo 2 mesi, erano rimasti solo in 16.
Fu allora che, ormai privi di ogni speranza, decisero che dovevano fare qualcosa: spinti dalla convinzione che "A Ovest c'è il Cile", il 12 Dicembre 1972 tre di loro si allontanarono alla ricerca di aiuto, portando la carne umana in calzini.
Percorsero 65 km in 10 giorni e finalmente il 21 Dicembre 1972 trovarono la vita: un fiore, un fiume, l'acqua, i profumi.
Grazie all'aiuto di un ranchero, trovarono la salvezza: arrivarono i soccorsi e con l'aiuto degli elicotteri riuscirono a trovare gli altri 13 sopravvissuti, rimasti nella fusoliera ad aspettare.
Una vicenda incredibile che ha dimostrato come le situazioni estreme non formino il carattere, ma lo rivelino e che ci fa capire di cosa noi uomini siamo in grado di fare per sopravvivere.
Un'esperienza che ha reso diversi questi uomini e che ha insegnato loro di quanto poco ci basti per essere felici.

mercoledì 30 maggio 2012

Google: doodle con uova di Fabergè

All'apertura della home page di Google, sembrerebbe Pasqua, ma in realtà quelle uova così colorate sono per ricordare altro o meglio un uomo, Peter Carl Fabergè.
Fabergè è stato un gioielliere e orafo russo, soprannominato "gioielliere di corte", perchè realizzò per gli zar russi 57 uova di Pasqua tra il 1885 e il 1917.
Non erano uova qualsiasi, ma speciali: ognuno di esso era decorato da oro, preziosi e materiali pregiati e ogni anno, in occasione della festività di Pasqua, quest'uovo veniva donato dallo zar alla zarina.
Ogni anno doveva sempre essere diverso e in grado di sorprendere la regina.
Spesso Fabergè rappresentava un evento o un personaggio che aveva caratterizzato quell'anno: tra le uova ancora conservate c'è quello dedicato alla Transiberiana o quello dedicato al Cremlino.
Molti di queste uova sono andate perdute.

Google oggi vuole omaggiare questo grande artista con il suo doodle statico per festeggiare il suo 166esimo compleanno: il doodle di oggi raffigura 6 uova, tutte differenti tra loro.
Solo due risultano aperte, precisamente il primo e l'ultimo, contenenti rispettivamente la G e la E.
Ultimamente, le uova di Fabergè sono state protagoniste nel film francese "Quasi amici": il ragazzo di colore ne ruberà uno ancor prima di essere assunto per poi restituirlo al proprietario a dimostrazione del suo cambiamento in positivo.

martedì 29 maggio 2012

Google+: lo spot dedicato alle foto

Mi ero promessa che per oggi non avrei scritto nulla perchè troppo stanca, ma ho visto qualcosa che mi ha spinta a scrivere.
Ero comodamente sdraiata sul divano di casa, in un pomeriggio di fine Maggio, mite, a pensare a qualche meta per trascorrere le prossime vacanze quando in tv è partito uno spot.
Lo spot è relativo a Google Plus (o Google+) e in particolare al servizio di caricamento istantaneo delle foto scattate col telefono cellulare.
Chi ha realizzato questo magnifico spot ha voluto premere molto sull'emozione e sulla sensibilità dello spettatore.
In effetti, la voce-protagonista è quella di un uomo, un padre per la precisione che racconta al mondo l'emozione di avere un figlio e per l'intero minuto dello spot scorrono foto di un neonato nei suoi primi giorni di vita.
Peccato, però, che come tutti i padri e gli uomini distratti, anche lui perda il suo telefono cellulare, credendo di aver perduto anche tutte le foto del suo bambino.
Ma per fortuna che c'è Google Plus: ogni foto scattata in automatico viene salvata in un album privato sul tuo account Google+.
Non è meraviglioso?
Che si inventano per fare colpo sui consumatori.
Vi lascio con lo spot e se volete, fatemi sapere che ve ne pare!


"Niente mi ha reso più felice che diventare padre.
Quando abbiamo portato il piccolo a casa, non riuscivo a smettere di fotografarlo.
Persino mia moglie mi diceva: "Ehi, fai una pausa!"
Ma sapete com'è: non volevo perdere nemmeno un istante.
Eppure una cosa sono riuscito a perderla: il telefonino, sul sedile di un taxi.
Del telefono chi se ne importa. Ne ho persi tanti.
Ma in questo caso era diverso: le foto di mio figlio le avevo scattate tutte proprio con quel telefonino e ora non c'erano più.
Ma poi mi sono reso conto che, invece, non le avevo affatto perse: c'erano ancora tutte, dalla prima all'ultima."

Le vacche sacre dell'India

Ogni società è caratterizzata da usi e costumi propri, che la rendono diversa da altre presenti sul pianeta.
Spesso le proprie tradizioni sono un motivo di orgoglio e si cerca di difendere e proteggere la propria cultura in tutti i modi, anche con la forza.
Solo ieri, purtroppo, in tv abbiamo appreso la notizia dell'omicidio di una donna indiana di 27 anni, Kaur Balwinde, per mano del marito, geloso e intransigente.
L'uomo non accettava che sua moglie si vestisse troppo "all'occidentale", staccandosi sempre più dalla figura tipica della donna indiana.
Tempo fa ho assistito ad un documentario proprio sulle coppie indiane in cui veniva mostrato come i matrimoni siano combinati: sono i genitori a scegliere il partner, spesso i futuri sposi si incontrano il giorno stesso del matrimonio, senza sapere nulla l'uno dell'altro.
La donna è costretta, da sposata, a lasciare la propria casa per andare a vivere con il marito e la sua famiglia, costretta ad occuparsi della casa e dei figli che verranno, senza alcuna possibilità di emancipazione.
Un'altra tradizione tipica della cultura indiana è, senz'altro, quella delle vacche sacre.
Chi è stato in India o chi ha visto qualche immagine sull'India, avrà sicuramente notato che le vacche pascolano tranquillamente per strada, creando anche notevoli problemi alla circolazione stradale.
Il perchè di questa tradizione la troviamo nell'induismo.
Oggi sappiamo che la Costituzione indiana vieta la macellazione di mucche, vitelli e altri animali da latte; inoltre, è risaputo che accudire e venerare le vacche porti alla beatitudine eterna.
Questa convinzione parte dal 1800 a.C e durò fino al 600 a.C: a quel tempo gli induisti macellavano i bovini e mangiavano carne, ma col crescere della popolazione si capì che era più produttivo un bue vivo piuttosto che morto.
Da vivo il bue produce latte, può essere usato per tirare l'aratro e il suo letame serve a concimare la terra, oltre che usato come combustibile.
E così nel 500 a.C l'induismo si impose sul buddhismo, diffondendo oltre ai principi della non violenza anche la convinzione di proteggere i bovini, rendendo così il latte l'alimento nobile.
Una tradizione come tante altre e alla quale, negli ultimi mesi, si sono opposti alcuni giovani studenti indiani, appartenenti alla casta degli intoccabili (la più bassa di tutte): questi ragazzi hanno organizzato il Beef Festival, il festival del manzo, per opporsi alla decisione dell'ateneo di non inserire la carne bovina nel menu della mensa.
L'evento ha scatenato risse e scontri, ma questa iniziativa ci fa capire qualcosa di importante, cioè che nelle nuove generazioni c'è voglia di cambiamento e di emancipazione, soprattutto in India, dove i ragazzi vedono nel progresso l'opportunità per migliorare la propria condizione e per cancellare tradizioni arcaiche e superate.

domenica 27 maggio 2012

Valentina Pitzalis: la donna italiana senza volto

Valentina Pitzalis prima della tragedia
Siamo abituati a parlare di donne senza volto, sfigurate dall'acido e nella mente ci tornano immagini di giovani donne indiane, pakistane, la stessa Fakhra Younas, morta lo scorso Marzo perchè non riusciva ad accettare il suo nuovo viso.
Ma giovedì, su Raiuno, a La vita in diretta, la testimonianza è stata quella di una donna italiana, Valentina Pitzalis.
Valentina ha conosciuto piccolissima un ragazzo, Manuel, e se ne è innamorata.
Si amavano follemente tant'è che, dopo pochi mesi, a 23 anni i due hanno deciso di sposarsi.
Tutto a meraviglia fin quando però i due iniziano a non andare più d'accordo a causa dell'eccessiva gelosia del marito e decidono di separarsi.
E' questo l'inizio della fine: una serie di situazioni che arrivano al momento tragico.
Una sera Manuel chiede a Valentina di andare a casa sua per lasciargli un documento importante: ma è solo l'occasione per distruggerla.
Le lancia addosso del cherosene e le dà fuoco.
Manuel morirà quella stessa notte, carbonizzato.
Una vicenda terribile e che ancora una volta mi lascia senza parole: come può un amore portare ad una tragedia di questa gravità?
Come può un uomo amarti e decidere di punirti in questo modo?
L'unica nota positiva di questa vicenda è il bellissimo sorriso di Valentina, l'unica cosa che quell'uomo crudele non le ha potuto portar via, e una forza e determinazione che la aiutano ad andare avanti in una vita con un altro volto.

Eurovision 2012: vince la Svezia

A Baku, in Azerbaijan, in questi giorni si è svolo l'Eurovision Song Contest, uno spettacolo dedicato alla musica nel quale si esibiscono giovani cantanti, ognuno rappresentante di una nazione europea.
La scelta dell'Azerbaijan è dovuta alla regola che prevede che la location dell'anno successivo sia la nazione dell'ultimo vincitore: in effetti, l'anno scorso a vincere fu un duo, Ell e Nikki, proprio dell'Azerbaijan.
Al secondo posto dell'edizione 2011 si classificò il nostro Raphael Gualazzi con la sua Follia d'amore.
Quest'anno, invece, avevamo Nina Zilli che ha vinto la partecipazione proprio al Festival di Sanremo.
Si è presentata sul palco dell'Eurofestival con il brano L'amore è femmina, ma purtroppo le cose non sono andate bene: ha ottenuto soltanto 101 voti.
A spuntarla tra i 26 finalisti è stata la Svezia con la giovane Loreen e il suo brano dance Euphoria.



Meravigliosa l'esibizione e altrettanto il brano: sono sicura che scalerà le classifiche europee e che sarà ballato da molti.
La vittoria è stata attribuita a Loreen, la 29enne svedese, che ha totalizzato nella finale ben 372 punti, lasciandosi dietro la Russia con 259 punti e la Serbia con 214 punti.
Peccato per l'Italia: sarà per l'anno prossimo!
La location sappiamo già che sarà la Svezia, ma il nostro rappresentante?

sabato 26 maggio 2012

Clio Make up: come fare una manicure multicolor

Ogni tanto anche io faccio un salto sul canale di ClioMakeup: amo i trucchi, amo truccarmi, soprattutto gli occhi e trovo che questa creativa ragazza bellunese, ormai trasferitasi a New York, ogni volta riesce a stupirmi con creazioni sempre più stravaganti e curiose.
Stavolta, però, mi sono imbattuta in un video, un tutorial per realizzare una manicure unica e bizzarra.
E' intitolata Manicure Gradient: si tratta di una manicure multicolor che parte da tonalità più chiare per raggiungere tonalità più scure.
Si possono utilizzare 2 o più colori di smalto per unghia, naturalmente rispettando la gamma di colori.
Nel video sopra Clio ha utilizzato 3 varianti dell'azzurro e con una semplice spugnetta tagliata in due parti ha ottenuto questa magia di manicure.


Sono tentata anch'io e credo che, non appena le unghia mi cresceranno un po', la testerò sulle mie mani, sperando di ottenere ottimi risultati.

venerdì 25 maggio 2012

I cadaveri di Gunther von Hagens

Quasi un anno fa trattai l'argomento della pietrificazione, dopo aver visto un servizio in tv, un'arte praticata da alcuni studiosi come Segato, Gorini e Rini.
Questi erano rimasti affascinati dalla mummificazione, praticata dagli antichi Egizi: una tecnica che partiva dalla rimozione degli organi interni del cadavere, conservati poi nei vasi canopi che adornavano la tomba, per poi procedere alla rimozione del cervello tramite degli uncini inseriti nelle narici.
L'obiettivo era quello di rendere immortale il defunto, conservando integro il suo corpo anche dopo la morte.
I pietrificatori miravano allo stesso traguardo: purtroppo, però, Segato si portò il segreto nella tomba, lasciando così un alone di mistero sulla pratica considerata a quel tempo immorale e inaccettabile.
Oggi, in Germania, c'è un altro uomo che è alla ricerca dell'immortalità: il suo nome è Gunther von Hagens ed è l'inventore della plastinazione.
E' stato soprannominato il dottor Morte: in effetti, il suo lavoro consiste nel trattare i corpi dei morti (si tratta comunque di persone che in vita avevano deciso di donare il proprio corpo per questo scopo), privandoli di tutti i liquidi e sostituendo a questi dei polimeri di silicone che rendono rigidi ed inodori i corpi stessi.
Attraverso varie fasi successive, i corpi (naturalmente privi di pelle) vengono sistemati in pose del tutto naturali.
La mostra è intitolata "Bodyworlds" e ogni anno registra tantissimi visitatori.
Sinceramente è alquanto impressionante vedere questi corpi e pensare che si tratta di cadaveri: ma Gunther von Hagens ha affermato che quei corpi plastinati non devono essere più visti come cadaveri.
In fondo quando mangiamo una scaloppina, non pensiamo ad essa come una parte di un animale che è stato ucciso per dare nutrimento a noi uomini.
Sarà, ma a me fa sempre impressione!

giovedì 24 maggio 2012

Sora Laura: la mantide del '500

Sono un'appassionata di miti e leggende, di storie curiose e misteriose e così l'altra sera a Mistero sono venuta a conoscenza della leggenda di Sora Laura.
La vicenda è ambientata a Città di Castello, in Umbria, ed ha come protagonista una giovane e bella donna, Laura.
Di lei si pensa che fosse una gitana o una semplice cortigiana.
Sta di fatto che nel Rinascimento questa donna finisce per diventare l'amante di Alessandro Vitelli, un ricco signore della città, che lascia la moglie Paola.
A causa di suoi numerosi impegni in giro per il mondo, la signora Laura non resisteva alla tentazione di stare con un uomo: la leggenda racconta che durante la giornata ricamava fazzoletti e che, affacciatasi alla finestra del grande palazzo Vitelli, li lanciasse ai giovani che si trovavano a passare di lì, invitandoli ad accomodarsi nella sua camera da letto.
Dopo aver trascorso una notte folle d'amore con i suoi amanti, Laura accompagnava i giovani verso un'altra uscita che, in realtà, conduceva ad un pozzo molto profondo e, quindi, alla morte certa.
Il motivo di questo suo agire spregiudicato è da ricollegare al fatto che la mantide del Cinquecento (soprannominata così proprio per la sua tendenza, tipica della mantide religiosa, di uccidere il maschio dopo l'accoppiamento) non voleva che si sapesse in giro della sua infedeltà, magari attraverso la testimonianza di qualche amante.
Resta ancora oggi avvolto nel mistero la causa della morte: probabilmente la moglie di Vitelli, presa dall'odio e dalla gelosia, l'avrà uccisa o fatta uccidere.
Sta di fatto che ancora oggi, all'interno del palazzo, ricco di pitture raffiguranti la signora Laura, i turisti avvertono delle forze strane e qualcuno giura di aver sentito urla disperate di uomini, forse il fantasma di qualche amante che ancora oggi vaga in quelle stanze, alla ricerca di pace.

Il sindaco di Taranto parla a Mattino Cinque

Da ieri, sui social network e su molte testate giornalistiche nazionali, è apparsa una foto del sindaco di Taranto, rieletto da pochi giorni nella città dei due mari (che è anche la mia città).
Nella foto, c'era Ippazio Stefano che alzava un bicchiere per festeggiare la sua vittoria e la sua riconferma come guida di questa città.
Purtroppo, da sotto la giacca è saltato fuori il calcio della pistola e così subito ognuno ha detto la sua: "Il sindaco-sceriffo" oppure "Stefano - Al Capone" e altro ancora.
Il sindaco si è subito giustificato, spiegando che il motivo della pistola a portata di mano è riconducibile alle diverse lettere minatorie che gli sono giunte prima di queste elezioni, lettere che lo "invitavano" a mettersi da parte  nella competizione elettorale.
E stamattina ha parlato anche durante l'intervista di Belpietro a Mattino Cinque, intervista nella quale il giornalista si soffermava su quella pistola e su come fosse in contraddizione con l'iniziativa che qualche anno fa lo stesso sindaco prese, cioè quella di togliere la pistola ai vigili urbani.
Stefano, piuttosto infastidito da questa notizia, ha ribadito le ragioni di quella pistola e ha aggiunto che, su invito del governatore della regione Puglia, Nichi Vendola, metterà da parte "quello stupido pezzo di ferro" per farsi proteggere dall'affetto e dalla stima di chi gli sta attorno.
Il sindaco ha, inoltre, aggiunto che è alquanto esagerato portare sulle prime pagine queste immagini, solo per alzare un po' di polvere e magari screditare una persona che, nel corso di questi 5 anni, ha cercato di fare il possibile per migliorare la città e di aiutarla e curarla proprio come lui, da pediatra, ha aiutato e curato i bambini.
Non prendo posizioni in merito a questa notizia, ma sono d'accordo con le parole di Ippazio Stefano in quanto si parla del Sud e della città di Taranto solo in casi come questo (come lo fu la vicenda della probabile candidatura di Amanda Fox), mentre non ci si sofferma sui problemi che lo affliggono, come la disoccupazione e l'inquinamento.

mercoledì 23 maggio 2012

23 Maggio 2012: Napolitano parla ai giovani

Raramente mi interesso di politica e dei politici perchè sono profondamente delusa da tutto ciò che sta uscendo fuori: raccomandazioni, soldi rubati allo Stato per vacanze o paghette ai figli, carriere assicurate sin dalla culla quando ci sono ragazzi che dopo anni di sacrifici riescono ad ottenere un titolo di studio importante, ma non trovano lavoro.
Ma oggi mi sono emozionata e ho ritrovato tanta sensibilità nelle parole del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tant'è che ho deciso di dedicargli un post, in modo tale da fissare in eterno il suo messaggio. 
Un messaggio diretto ai giovani di questo Paese vecchio e malato, parole che Napolitano ha pronunciato a Palermo in occasione del 20° anniversario della strage di Capaci dove trovò la morte Giovanni Falcone e chi era con lui.
Queste le sue parole (qui il video):
"Vedete, incontro in molte occasioni ragazzi e ragazze più o meno dell'età di Melissa, di Veronica e delle loro compagne e di tanti di voi presenti in quest'aula e colgo in questa vostra generazione una carica di sensibilità, di intelligenza e di generosità che molto mi conforta, che mi dà grande speranza e fiducia.
Perciò voglio dirvi: completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile e scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori.
Scendete al più presto in campo, per rinnovare la politica e la società nel segno della legalità e della trasparenza.
L'Italia ne ha bisogno, l'Italia ve ne sarà grata."

Google: un sintetizzatore musicale per Moog

Dopo tanti giorni, oggi il doodle di Google cambia aspetto e si trasforma in un sintetizzatore musicale a tastiera.
Già in passato, avevamo avuto modo di avere a disposizione nella home page di Google uno strumento musicale: si trattava di una chitarra, la Gibson Les Paul, dedicata proprio al chitarrista statunitense Les Paul.
Oggi, invece, questa tastiera è dedicata a Robert Moog, inventore del sintetizzatore musicale a tastiera che ha dato un forte contributo al successo della musica elettronica.
Ognuno di noi può oggi divertirsi a suonare questo strumento: sulla destra, premendo il pulsante Record, potete registrare la vostra creazione, riascoltarla e anche condividerla.
Ogni volta che il doodle cambia, cerco subito di individuare la scritta Google: oggi troviamo GOOG direttamente sulla tastiera, una per ogni manopola tra quelle presenti (mixer, oscillators, filter e envelope).
Le restanti due lettere (la L e la E) sono i cavi verde e rosso.
Buon divertimento!

lunedì 21 maggio 2012

La leggenda del filo rosso del destino

Tante volte ho parlato di fato, destino e di quanto affascinante sia pensare che sin dalla nascita siamo legati a qualcuno.
Così, grazie a mia sorella (e al telefilm Touch), ho scoperto una leggenda orientale, la leggenda del filo rosso del destino.
Una leggenda da alcuni attribuita alla cultura giapponese, da altri a quella cinese.
La leggenda del filo rosso dice che quando nasciamo ognuno di noi porta un filo rosso legato al mignolo.
Se noi seguiamo questo filo troviamo dall'altro capo la nostra anima gemella, la persona a cui siamo destinati e con cui vivremo la nostra vita.
Le due persone, perciò, sono legate da un qualcosa e non importa quanto tempo ci vorrà prima che si incontrino, nè quanto siano distanti.
La cosa certa è che si incontreranno grazie a quel filo rosso che nessuno può tagliare o spezzare: è un legame forte, indissolubile che niente e nessuno potrà mettere alla prova o spezzare.
La leggenda nasce da un'altra leggenda cinese, molto profonda e carina, che sicuramente i romantici come me apprezzeranno.
"Il giovane Wei, orfano di entrambi i genitori, cercò per tanto tempo una donna da sposare e con cui creare una famiglia, ma non ci riuscì.
Una sera, arrivò nella città di Song e in una locanda un uomo gli disse che la figlia del governatore sarebbe stata la donna giusta.
L'indomani mattina, Wei incontrò sui gradini di un tempio un vecchio che leggeva un libro in una lingua incomprensibile e gli chiese cosa fosse.
Il vecchio rispose che lui veniva dall'aldilà e che era lì per occuparsi delle faccende umane, soprattutto dei matrimoni.
Disse a Wei che la sua anima gemella aveva solo 3 anni attualmente e che avrebbe dovuto aspettare 14 anni prima di incontrarla e averla tutta per sè.
Così Wei, curioso, si fece accompagnare al mercato per vedere la sua futura sposa.
Deluso dalla povertà in cui viveva la bambina, la fece colpire con un coltello tra gli occhi e continuò la sua vita, dimenticandosi di questa storia.
Passarono 14 anni senza che riuscì a trovare una sposa.
Ormai viveva nella città di Shangzhou, benestante, e il governatore di quella città gli offrì in sposa  sua figlia.
Finalmente Wei ebbe una moglie e incuriosito da una pezza che le copriva la fronte, le chiese dove si fosse procurata quella cicatrice.
Lei rispose che all'età di 3 anni un uomo cercò di ucciderla al mercato.
Così Wei rivelò tutta la verità e capì che quel vecchietto del tempio aveva ragione: sin dalla nascita siamo destinati a qualcuno e che niente e nessuno può rompere questo legame."

sabato 19 maggio 2012

Morire a 16 anni davanti a scuola: le mie riflessioni

E' tristissimo scrivere di queste cose, soprattutto quando a perder la vita sono dei giovani.
La vittima è Melissa Bassi, 16 anni di Mesagne.
I suoi occhi vispi, il suo sorriso luminoso, la sua freschezza sono rimbalzati d'improvviso su tutti i canali tv, sui social network e presto sui giornali.
Come si può morire a 16 anni?
Che colpa aveva Melissa per meritare una morte così atroce e tragica?
Stamattina si sarà svegliata, felice perchè finalmente la settimana era finita, magari questa mattina doveva organizzarsi con le amiche su come trascorrere questo sabato sera, forse aveva pensato di fare un salto al mare domattina.
Tutti i suoi sogni, i suoi progetti sono stati distrutti da degli ordigni, tre bombole Gpl, nascoste in un cassonetto che mai era stato lì e che forse qualcuno nella notte aveva sistemato davanti a quella scuola, quella scuola che portava il nome Morvillo- Falcone e che da sempre lottava contro la criminalità organizzata.
Il destino ha voluto che alle 7e45 quella tenera vita fosse interrotta dalla malvagità di qualcuno che ha agito senza timore, con vigliaccheria e viltà.
Prendersela con dei giovani innocenti che rappresentano il futuro del Paese, che se vanno a scuola è perchè vogliono migliorarsi e migliorare la loro città, la loro nazione, giovani che non hanno fatto mai del male a nessuno.
E' assolutamente inaccettabile tutto questo.
Vedere quella strada, piena di zaini, quaderni al vento, misti a sangue e pezzi di ordigno e sentire un silenzio insolito davanti a quella scuola ci fa pensare e riflettere.
Come si può essere così crudeli e malvagi, ancor di più nei confronti di ragazzi che avevano tutta una vita davanti?
A che serve, a che porta tanta violenza?
Solo ad altra violenza, ingiustizia, rabbia, dolore.
Quando riusciremo a mettere da parte questi sentimenti negativi e distruttivi per far posto a qualcosa di meglio, di più costruttivo?
Spero presto!

venerdì 18 maggio 2012

La maledizione dei Kennedy

I giornali e i mezzi di informazione in generale ricorrono sempre più spesso a titoli shock per catturare l'attenzione del lettore, soprattutto nel web dove è in crescita il numero dei bloggers.
E così ieri leggevo la notizia della morte di Mary Richardson Kennedy, ex moglie del nipote di J. F. Kennedy.
La donna aveva solo 52 anni e da 2 anni si era separata da Robert jr Kennedy, figlio dello scomparso Bob Kennedy.
E' stata trovata nella sua abitazione di New York, pare che si sia impiccata (le notizie non sono ufficiali).
Una notizia sconvolgente senza dubbio, ma di qui a dire "la maledizione dei Kennedy continua" mi sembra un po' eccessivo.
Non a caso vi ho spiegato che relazione ci sia tra Mary Richardson e i Kennedy: quindi posso subito dire che la Richardson è stata acquisita dalla famiglia Kennedy tramite un matrimonio, tra l'altro terminato due anni fa.
Però, presa dalla curiosità, ho deciso di documentarmi sulla famosa maledizione della famiglia Kennedy.
Tutto parte dall'omicidio di Dallas nel lontano 1963: il presidente John Fitzgerald Kennedy era in visita nella città del Texas e durante il suo passaggio in auto tra la gente fu sparato, morendo sul colpo.
Il fatto sconvolse l'intero pianeta e ancora oggi tanti sono i misteri irrisolti.
Dopo di lui, la stessa sorte toccò al fratello Bob Kennedy che, all'indomani della vittoria delle elezioni primarie in California, fu assassinato nelle cucine di un hotel di Los Angeles.
Anche in questo caso il tutto fu ripreso in diretta.
L'ultimo incidente fatto rientrare nella maledizione riguarda quello del figlio di John Kennedy, John jr: quest'ultimo ha perso la vita nel 1999, insieme alla moglie e alla cognata, mentre pilotava un aereo nell'Oceano Atlantico.
Molti riconducono la causa dell'incidente al maltempo e alla negligenza del pilota stesso, ma altri parlano di teoria del complotto.
Dove sia la verità?
Purtroppo non è lecito saperlo; il tutto resta ancora avvolto nel mistero.
C'è chi dice che difficilmente vedremo un Kennedy con i capelli bianchi.

giovedì 17 maggio 2012

Addio a Donna Summer, la regina della disco music

A 63 anni un'altra voce del panorama musicale internazionale ci lascia: Donna Summer ha perso la sua lotta contro un tumore che da alcuni anni la tormentava.
E così in questo triste giorno in cui la notizia della sua morte è stata data in diretta tv, voglio ricordare il contributo che l'artista ha dato al mondo intero della musica.
Quando si parla di Donna Summer, è inevitabile non pensare agli anni 70 e alla disco music.
Donna Summer è stata considerata la regina della disco music.
Di lei sicuramente conoscerete Love to love you baby, brano estremamente sensuale e successivamente reinterpretato da diverse artiste, tra cui la bellissima Beyoncè che lo riprende nel brano Naughty girl.
Ma tra i tanti successi di Donna Summer, quello su cui mi vorrei soffermare è sicuramente Hot stuff.
Ricordate questo titolo, ma non vi viene in mente il motivo?
Beh basterà pensare al film Full Monty, in cui degli uomini inglesi decidono di diventare degli spogliarellisti per guadagnarsi da vivere.
La colonna sonora di quel film è proprio Hot stuff (Roba calda).
Si tratta di un brano altrettanto sensuale, ritmato e la cui traduzione sarebbe da bollino rosso.
Per ricordare la bellissima voce di Donna Summer, eccovi il video e il testo di Hot stuff.

HOT STUFF
SITTIN' HERE EATIN' MY HEART OUT, WAITIN'
WAITIN' FOR SOME LOVER TO CALL
DIALED ABOUT A 1000 NUMBERS LATELY
ALMOST RANG THE PHONE OFF THE WALL
LOOKIN' FOR SOME HOT STUFF, BABY THIS EVENING
I NEED SOME HOT STUFF, BABY, TONIGHT
I WANT SOME HOT STUFF, BABY, THIS EVENING
GOTTA HAVE SOME HOT STUFF, GOTTA HAVE SOME LOVE TONIGHT
I NEED HOT STUFF
I WANT SOME HOT STUFF
I NEED HOT STUFF
LOOKIN' FOR A LOVER WHO NEEDS ANOTHER
DON'T WANT ANOTHER NIGHT ON MY OWN
WANNA SHARE MY LOVE WITH A WARM BLOODED LOVER
WANNA BRING A WILD MAN BACK HOME
GOTTA HAVE SOME HOT LOVE, BABY, THIS EVENING
I NEED SOME HOT STUFF, BABY, TONIGHT
I WANT SOME HOT STUFF, BABY, THIS EVENING
GOTTA HAVE SOME LOVIN', GOT TO HAVE LOVE TONIGHT
I NEED HOT STUFF
HOT LOVE
LOOKIN' FOR HOT LOVE
(guitar solo)
(HOT HOT HOT HOT STUFF
HOT HOT HOT
HOT HOT HOT HOT STUFF
HOT HOT HOT)
HOW'S ABOUT SOME HOT STUFF, BABY, THIS EVENING?
I NEED SOME HOT STUFF, BABY, TONIGHT
LOOKIN' FOR MY HOT STUFF, BABY, THIS EVENING
I NEED SOME HOT STUFF, BABY, TONIGHT, YEAH, YEAH
I WANT SOME HOT STUFF, BABY, THIS EVENING...

La zattera della Medusa di Gericault

Durante i miei viaggi, sfrutto al massimo la mia curiosità e osservo, mi guardo attorno per percepire qualcosa che  mi colpisca a tal punto da ispirarmi nella scrittura.
Al Louvre di Parigi ho avuto modo di vedere per la seconda volta un grande dipinto, sia per la sua bellezza che per le sue dimensioni: La zattera della Medusa di Gericault.
Il dipinto è esposto al primo piano dell'ala Denon del Louvre, nell'area delle pitture francesi di grande formato.
In effetti, le dimensioni del dipinto sono 491x716 cm: una finestra enorme su una tragedia.
L'artista, che dipinse questo capolavoro alla giovanissima età di 27 anni, volle presentarsi al pubblico con forza e lo fece attraverso la rappresentazione di un fatto di cronaca, cioè il naufragio della fregata francese Meduse nel 1816 sulle coste della Mauritania, a causa di negligenze e incompetenze del capitano (mi ricorda tanto la recente tragedia della Costa Concordia, incagliatasi al largo del Giglio per una distrazione del capitano).
Un po' come David che sconvolse il suo pubblico con la morte di Marat, Gericault rappresentò i 147 naufraghi di quella tragedia.
In realtà, nel dipinto sono molto meno e solo 13 si salvarono dopo 13 giorni in balia delle onde su una zattera di fortuna.
Alcuni morirono la prima notte, altri si gettarono in mare per la disperazione, altri morirono di fame: coloro che si salvarono si diedero addirittura al cannibalismo, pur di restare vivi.
Nel dipinto è rappresentato un momento preciso: nell'immagine non è chiaro, ma nella parte alta a destra Gericault ha rappresentato la sagoma di una nave, la Argus, la stessa nave che li salverà.
Inizialmente, lo sguardo dell'osservatore va sulla parte bassa a sinistra dove si trovano dei cadaveri, ma pian piano, seguendo una diagonale, si finisce con l'ammirare la lotta dei sopravvissuti che si ammassano e si innalzano, sventolando un panno, alla ricerca della salvezza.
La drammaticità del momento viene enfatizzata anche dal mare in tempesta e dal cielo interamente coperto da nuvole nere e minacciose.
Un vero e proprio capolavoro, assolutamente da ammirare, anche stando comodamente seduti su una delle poltrone sistemate all'interno della sala.

mercoledì 16 maggio 2012

The Lady: la storia di San Suu Kyi

Per restare sempre sull'onda del mio pensiero che dice che "la storia è meglio conoscerla e apprenderla attraverso film e documentari", l'altra sera ho visto il film "The lady", diretto da Luc Besson.
Un film che mi ha aperto una finestra sull'Oriente, sulla Birmania in particolare, per raccontarmi la travagliata, ma straordinaria vita di Aung San Suu Kyi.
Per chi non la conoscesse, questa donna birmana è diventata il simbolo della lotta birmana per ottenere la libertà da una dittatura militare che vietava ogni cosa e che non esitava a uccidere chi si opponesse al regime.
La storia di Aung San Suu Kyi inizia con lei piccolissima che perde a soli 2 anni il padre, generale e uno degli esponenti politici più importanti, colui che riuscì a rendere la Birmania indipendente dal Regno Unito.
Col passare degli anni, San Suu Kyi otterrà la laurea ad Oxford e proprio lì conoscerà e sposerà Michael, suo marito e grande sostenitore della sua lotta.
Il ritorno di San Suu Kyi a Rangoon avviene nel 1988, a causa della morte imminente della madre, ma una volta lì un enorme pannello per strada con su scritto "Love the motherland" (ama la tua patria) scatena in lei la voglia di impegnarsi e dare il suo contributo alla lotta popolare e studentesca contro il regime militare.
Colpita dalle condizioni dei giovani studenti e dell'intera popolazione che ha perso ormai ogni libertà, Suu resta e, su volontà dell'intero mondo universitario birmano, decide di candidarsi come guida per il paese verso la democrazia.
Questa scelta le costerà molto cara: infatti, dal 1989 fino al 2007, la donna resterà agli arresti domiciliari, impossibilitata a ritornare in Inghilterra per stare con la sua famiglia, e lì tra la lettura di Gandhi, l'incontro con tutte le minoranze del paese, tra cui quella delle donne giraffa, e i continui discorsi per diffondere la pace, diventerà un esempio per tutto il mondo, tant'è che nel 1991 le verrà consegnato il Premio Nobel per la pace.
Solo nel 2010 Aung San Suu Kyi sarà liberata, portandosi dietro enormi sofferenze, come quella di non aver assistito il marito in punto di morte e aver visto molti dei suoi sostenitori morire su campi minati o fucilati per strada.
Il film si conclude con una frase bellissima: "Usate la vostra libertà per portarla a chi non ce l'ha!".


lunedì 14 maggio 2012

Calzedonia dice no alle maggiorate

L'estate è ormai alle porte e in tv non fanno altro che mandare spot su come perder chili nel minor tempo possibile, oltre a lanciare le nuove collezioni mare.
Da un po' di tempo è tornato il marchio Calzedonia: lo spot vede protagonista una giovane e bella modella che tra un tuffo e una nuotata mostra i più bei bikini della nuova collezione mare.
Protagonisti sono il verde menta e il rosso con i pois e le strisce.
E così anche io ne sono rimasta colpita, soprattutto quando l'altro giorno sono passata davanti al negozio e li ho visti in vetrina.
Prima di andare avanti devo fare una premessa: ogni anno che ho cercato di acquistare un bikini da Calzedonia, mi sono sempre trovata davanti a una scelta, cioè quella di avere poche possibilità di scelta dei modelli e delle fantasie perchè una quinta/sesta di seno non è coperta da loro.
O meglio: hanno delle quinte, ma se vedete i modelli e i colori sembrano presi dal passato.
Per una ragazza 26enne come me non è proprio il caso.
E così ogni anno ho cercato altrove un costume da bagno che soddisfacesse i miei gusti e le mie esigenze.
Purtroppo, però, quest'anno, da testarda quale sono, mi sono ripresentata nel negozio Calzedonia, chiedendo fino a che misura arrivassero i modelli da me preferiti.
La risposta?
Fino alla terza.
Fino alla terza?!?
Ma come si fa?
Cioè, non sono l'unica ad avere certe misure, anzi dalle mie parti ci sono più ragazze oltre la terza di seno che al di sotto.
E così mi chiedo: ma chi prende queste decisioni? Chi decide di arrivare fino alla terza di seno? Come pensano di vendere se sono limitati a questo modo?
D'altronde, noi "maggiorate" non siamo mica delle aliene o degli scherzi della natura.
E allora perchè i nostri desideri devono sempre e solo rimanere tali?
Io voglio tutte le taglie per tutti i costumi da bagno in esposizione, altrimenti mettete un cartello fuori dal negozio con su scritto: "Ho una taglia superiore alla terza? Io non posso entrare".

I Moai e l'isola di Pasqua

Tanti anni fa vidi un film che mi incantò letteralmente, sia per la sua storia d'amore che per il fascino dello scenario: sto parlando di Rapa Nui.
Rapa Nui è il nome in lingua nativa dell'Isola di Pasqua, quella piccolissima isola di 163 km quadrati situata nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico, a tal punto da essere considerata l'ombelico del mondo.
Come qualsiasi popolazione indigena, anche quella dell'isola ha delle proprie tradizioni che spesso possono sembrare così oscure a noi occidentali.
Sull'isola vi sono delle statue, chiamate Moai: si tratta di grandissime statue monolitiche, ricavate dal tufo vulcanico, alte tra i 2,5 m e i 10 m.
I Moai hanno tutti lo stesso aspetto: la bocca serrata, gli occhi spalancati, rivolti verso il mare quasi ad indicare l'abbondanza e la ricchezza che il mare può offrire alla popolazione.
Alcuni di essi hanno sopra la testa un copricapo di colore rosso, forse ad indicare dei soggetti più importanti all'interno del popolo.
Il mistero che avvolge queste statue riguarda il modo in cui queste sculture sono state trasportate: alcuni pensano con un sistema di corde, altri con dei legni, altri ancora che ci sia una mano aliena.
Un'altra tradizione dell'isola è quella legata all'elezione dell'uomo uccello, capo dell'isola.
La stessa storia è anche alla base del film: l'obiettivo è quello di gettarsi dallo strapiombo del vulcano e di raggiungere l'isola, raccogliere un uovo e riportarlo a terra integro.
La prova era alquanto difficile e complessa: il primo che riusciva nell'impresa veniva nominato Uomo Uccello e venerato come un dio in terra.
Questa piccola finestra su luoghi e civiltà così lontane da noi non può fare altro che arricchirci interiormente e farci capire come la virilità e la protezione che un uomo può offrire ad una donna venga testata e dimostrata in modo diverso nelle diverse culture mondiali.

domenica 13 maggio 2012

Google per la Festa della Mamma

Come ogni anno, nella seconda festa di Maggio, si festeggia la Festa della Mamma.
Quello della mamma viene considerato il mestiere più bello, ma più difficile del mondo e ognuno di noi ha un affetto particolare nei confronti della propria mamma.
Oggi anche Google omaggia tutte le mamme e lo fa con un doodle semplice, ma, a mio parere, commovente.
Appena giunti nella home page di Google, vedete soltanto la seconda g, quella piccola e blu, che si presenta oggi nelle vesti di una mamma con la collana di perle al collo.
Sulla sinistra, forse da dietro una porta, sbucano le due piccole "o" che corrono e saltano addosso alla loro mamma, abbracciandola e regalandole un fiore.
Sarò io troppo sensibile, ma ci ho trovato tanta dolcezza in questo doodle animato.
Auguri alla mia mamma e a tutte le mamme del mondo!

venerdì 11 maggio 2012

Le catacombe di Parigi e i catafili

Tempo fa scrissi un post dal titolo "La storia sporca di Parigi" in cui raccontai di come fosse la capitale francese nel passato: una città per l'appunto sporca, fatta di rifiuti, escrementi animali e umani e di morte.
In effetti, la città vide la propria popolazione colpita da numerose malattie come il vaiolo, la sifilide e la tubercolosi e numerosi furono i cadaveri lasciati così per strada e poi successivamente sepolti nei cimiteri della città.
Ma il numero di morti crebbe sempre più, soprattutto in conseguenza alla ghigliottina che fece fuori più di 3000 persone.
E fu così che si decise di seppellire i morti sotto terra, nelle famose catacombe di Parigi.
Oggi la visita alla Parigi sotterranea è permessa per soli 6 Km, ma, in realtà, i tunnel si sviluppano per 280 km ai quali è assolutamente vietato accedere.
Si dice che in quelle catacombe siano sepolte circa 6 milioni di parigini: i loro crani, le loro ossa sono scrupolosamente accatastate lungo le pareti dei tunnel in un ordine che fa paura.
Originariamente, questi tunnel erano una miniera dalla quale si estraeva calcare, gesso e argilla, tutti materiali utili alla costruzione degli edifici della città stessa.
Oggi ci sono alcuni gruppi di catafili, ovvero di coloro che amano ciò che sta sottoterra.
E' un fenomeno prettamente parigino quello della catafilia: infatti, molti catafili di notte accedono alla parte proibita delle catacombe, camminando anche per km e per ore, alla ricerca di qualcosa di speciale e straordinario contenuto in quell'oscurità e in quel posto macabro, rischiando spesso l'arresto.
Come al solito, ogni posto, seppur all'apparenza magnifico e splendente, nasconde sempre un lato oscuro, in questo caso le catacombe.

giovedì 10 maggio 2012

Il mito di Prometeo

C'è grande attesa per il film che nei prossimi mesi uscirà nelle sale cinematografiche: Prometheus.
Si tratta di un film di fantascienza (non fra i miei preferiti), ma ciò che mi ha portato a scrivere questo post è legato principalmente al titolo.
Il nome Prometeo mi ricordava qualcosa che ho studiato a scuola.
E in effetti non mi sbagliavo.
Ho fatto un po' di ricerche su un libro di miti e leggende e ho scoperto il mito di Prometeo.
Prometeo è un titano, figlio di Giapeto e Climene.
Nella mitologia viene presentato come un dio amico dell'uomo e infatti Zeus gli diede proprio il compito di forgiare l'uomo dal fango e di dargli vita col fuoco divino.
Egli, in virtù di questo amore verso la specie umana, donò loro l'intelligenza e la memoria, ma ci fu un episodio che lo portò ad essere odiato dagli stessi dei: Prometeo rubò il fuoco dall'Olimpo e lo donò agli uomini.
Per queste ragioni Zeus lo fece catturare, lo legò sul Caucaso e lo trafisse con una colonna, condannandolo ad essere divorato da un'aquila.
Al mito di Prometeo è legato anche quello del vaso di Pandora.
In realtà, il famoso vaso apparteneva allo stesso Prometeo che in esso aveva racchiuso tutti i mali che potevano tormentare gli uomini, come la malattia, la pazzia, la morte.
Pandora, che era bella ma stupida, per pura curiosità lo aprì, facendo uscire tutti questi mali che si sparsero così tra gli uomini.
Solo la speranza rimase all'interno del vaso, sostenendo così da allora gli uomini nei momenti più difficili.

mercoledì 9 maggio 2012

Google ricorda Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon

Sono sempre stata un'appassionata dell'Egitto e di tutto ciò che ha a che fare con quella civiltà così avanzata e misteriosa.
Oggi, quando mi sono ritrovata di fronte alla home page di Google, mi si sono illuminati gli occhi.
Perchè?
Beh perchè semplicemente ho visto il nuovo doodle di questo 9 Maggio.
Il logo Google, oltre ad essere interamente grigio, viene portato in secondo piano, dietro una meraviglia di reperti egiziani, tutti catalogati con estrema cura dall'archeologo ed egittologo Howard Carter.
Ed è proprio a lui che Google dedica questo doodle, per ricordare il 138° anniversario della sua nascita.
Cosa ha reso così famoso quest'uomo?
Howard Carter ha visto realizzato uno dei suoi sogni più importanti, ovvero quello di scavare nella Valle dei Re e di ritrovare la tomba di Tutankhamon, il re fanciullo.
L'eccezionalità della sua scoperta sta nell'aver trovato una tomba faraonica rimasta inviolata dal XIV secolo a.C.
Naturalmente, oltre al ricco corredo funerario fatto di vasi canopi e statue di ogni genere, fu ritrovato e aperto il sarcofago d'oro di 110 Kg che conteneva al suo interno la mummia di Tutankhamon.
Ecco perchè quella di Howard Carter è stata considerata la scoperta archeologica più importante del XX secolo.
Ed è grazie a lui se oggi, al museo egizio de Il Cairo, possiamo vedere da vicino anche noi le meraviglie contenute nella tomba di Tutankhamon, così piena di misteri.

lunedì 7 maggio 2012

Le quattro stagioni di Arcimboldo

La settimana scorsa ho avuto modo di ritornare per la seconda volta a Parigi, la città dell'amour.
Tra la Tour Eiffel, Notre Dame e il Sacre Coeur, ho fatto una visitina anche al museo del Louvre, pienissimo di visitatori, la maggior parte dei quali curiosi di vedere dal vivo la Gioconda di Leonardo.
Ammetto che un salto nella sala dove si trova la Monnalisa l'ho fatto anche io, più che altro per fotografarla visto che la prima volta che la vidi era assolutamente vietato.
Ma tra i tanti dipinti presenti nell'ala dedicata alla pittura italiana, uno mi ha incuriosito: parlo de Le quattro stagioni di Arcimboldo.
Il nome sicuramente vi dirà poco, ma l'immagine vi porterà a ricordare uno spot di qualche anno fa, quello di Peperlizia di Ponti che riportava proprio un logo simile a questi quattro dipinti del pittore italiano.

Dall'immagine in alto, vediamo che le stagioni sono rappresentate da 4 profili diversi, ognuno dei quali con la frutta e le verdure tipiche della stagione.
Nella prima fila in alto, abbiamo a sinistra l'inverno e a destra l'autunno, mentre nella seconda fila, a sinistra l'estate e a destra la primavera.
Se le due stagioni in alto sono caratterizzate da tonalità scure, quelle in basso risaltano per i loro colori accesi e la loro vivacità.
Vediamo nel dettaglio:
L'INVERNO: questa stagione è rappresentata da un uomo anziano, che ha per viso un tronco, una stuoia di paglia per mantello, due funghi per la bocca.
I suoi capelli sono un groviglio di rami da cui scendono poche foglie verdi.
Non ci sono frutti proprio perchè in inverno la natura è spoglia.
Gli unici frutti rappresentati sono un limone e un'arancia, tipici frutti invernali dell'Italia.

L'AUTUNNO: questa stagione è rappresentata da un uomo: al posto del naso c'è una pera così come nel collo che è realizzato con mele e pere.
La bocca è ottenuta coi ricci delle castagne e i capelli con uva e viti, al di sopra dei quali c'è una zucca.
Il suo corpo è racchiuso in un tino, proprio ad indicare la vendemmia tipica dei mesi autunnali.

L'ESTATE: questa stagione è rappresentata da una donna che ha il grano per vestito. 
Il viso è ricco di frutta, verdure e ortaggi: l'orecchio è una melanzana, le guance una pesca, il naso un cetriolo, i capelli e le labbra delle ciliegie.
Dal suo petto spunta un carciofo.

LA PRIMAVERA: così come per l'estate, anche la primavera è una figura femminile.
Questa volta al posto della frutta ci sono i fiori: le labbra e la pelle del viso sono petali di rosa, così come i capelli che sono un bouquet di fiori di ogni tipo, una collana di margherite le cinge il collo e il suo abito non è altro che un insieme di foglie.


domenica 6 maggio 2012

P.I.D: la leggenda di Paul McCartney

L'altra sera, a Mistero, sono venuta a conoscenza di una leggenda che sinceramente non conoscevo: P.I.D ovvero Paul is dead (Paul è morto).
Il Paul in questione è Paul McCartney, uno dei quattro componenti del celebre gruppo inglese dei Beatles.
La leggenda dice che il 9 Novembre 1966 alle ore 5 del mattino Paul McCartney avrebbe avuto un incidente con la sua auto, la famosissima Aston Martin, e che sarebbe morto sul colpo.
Si narra, inoltre, che i Beatles abbiano nascosto la notizia, scomparendo effettivamente dalle scene fino al Dicembre 1966.
Dopo questo periodo di pausa, ritornarono molto diversi: non erano più i bravi ragazzi in giacca e cravatta, ma si presentarono al mondo in uno stile hippie.
Ci sono diversi indizi che fanno sorgere dei dubbi e ai quali nessuno è riuscito a dare una risposta.
Prima di tutto, c'è la celebre copertina di Abbey Road.
Come si può ben vedere nell'immagine sopra, ci sono i 4 Beatles che attraversano la strada sulle strisce pedonali: partendo da destra, c'è John Lennon, vestito di bianco, che rappresenterebbe un sacerdote; poi Ringo Starr, vestito di nero, che rappresenterebbe l'impresario delle pompe funebri; il terzo da destra è Paul e l'ultimo a sinistra George Harrison, vestito casual, a rappresentare il becchino.
La particolarità di questa copertina sta, oltre che nella simbologia degli abiti indossati dai Beatles, anche nella stessa figura di McCartney: è l'unico fuori passo (la gamba destra è avanti, mentre gli altri tre hanno la sinistra in avanti); ha una sigaretta nella mano destra nonostante lui sia mancino e, inoltre, è l'unico a camminare a piedi nudi: nella cultura orientale, solo i morti camminano scalzi.
Ma oltre a questo indizio, tanti altri sono gli indizi.
Un altro rilevante è sicuramente la copertina di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.
In questa copertina tanto colorata gli indizi sono tantissimi: al centro della figura, ci sono i 4 Beatles e solo Paul è frontale, mentre gli altri sono di 3/4; sulla sinistra troviamo sempre la band inglese, completamente vestita di nero e con un'espressione tristissima e proprio Paul appoggia la mano sulla spalla del compagno, come per sostenerlo nel dolore.
Ma l'indizio più importante contenuto in questa copertina è sicuramente il Drum Clue.
Nella carcassa al centro c'è scritto Lonely hearts, ma se si prende uno specchio rivolto verso l'alto e  lo si poggia sulla metà della scritta ecco cosa appare
I ONE IX HE DIE: questa semplice scritta potrebbe rappresentare proprio la data della morte di Paul McCartney.
11 9 he die ovvero 9 Novembre (nella datazione americana) lui morì o muore ( a seconda se lo si interpreta con he died o he dies).
Un'altra particolarità sta nel nome dell'artista ideatore del disegno della grancassa, un certo Joe Epigraph, il cui cognome sembrerebbe l'unione di due parole inglesi: Epitaph e Grave, cioè epitaffio della tomba.
Insomma, tanti indizi, tanti dubbi che crescono anche nelle analisi scientifiche che mettono a confronto foto e audio di McCartney, prima e dopo quella famosa data: tante sono le differenze nel volto, nel naso, nella distanza interpupillare, nei denti, nella stessa voce.
Se davvero Paul è morto quel 9 Novembre 1966, allora l'attuale McCartney chi è?
Un sosia che per somigliare quanto più all'originale è stato istruito e si è sottoposto a numerosissimi interventi di chirurgia estetica.
Realtà o leggenda?
Il dubbio rimane.

martedì 1 maggio 2012

Google e la Festa del Lavoro

In onore della Festa del Lavoro di questo 1° Maggio di sole, anche Google fa festa e, come ci ha abituati, si trasforma.
Una sola immagine, ferma, che rappresenta il classico operaio (se dovessi guardare i tratti del viso mi sembra più una donna) in tuta da lavoro, caschetto e cassetta degli attrezzi, intento a reggere la scritta Google in versione metallica, con viti e bulloni.
C'è molta semplicità in questa grafica proprio per ricordare la finalità di questa festività, ovvero quella di ricordare a tutti i lavoratori di far valere i propri diritti e doveri.
Mai come quest'anno, però, questa festa è sentita da pochi visti gli alti numeri della disoccupazione, dei licenziamenti, dei suicidi degli imprenditori.
Una situazione difficile che preoccupa ogni giorno di più e che sarà altrettanto difficile da risolvere.
Almeno per oggi mettiamo da parte tutti questi problemi e festeggiamo questo giorno, anche se non siamo lavoratori  o lo abbiamo perso da poco, sperando che l'anno prossimo possiamo anche noi festeggiarla come tanti altri, in un clima quanto più sereno possibile.
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